La rivoluzione dentro. Un incontro fra generazioni

Per i 40 anni della legge 180

Auditorium del Liceo Le filandiere 14 novembre 2018

In collaborazione con Azienda Sanitaria 5, CSM Pordenone e San Vito al Tagliamento

 

Presenta Prof.ssa Eliana Villalta

Intervengono Dott. Francesco Stoppa, Dott. Fulvio Tesolin, Dott.ssa Arianna De Maio Simboli

 

C’è luce nell’Auditorium, ci sono letture, parole, esperienze, domande capaci di catalizzare l’ascolto.

Le classi quinte che hanno partecipato all’incontro sono arrivate ciascuna con un percorso diverso, con attese diverse. I tre relatori non hanno risposto solamente a un invito istituzionale, ma hanno messo in gioco il loro desiderio, la loro professione, l’interesse per i giovani che crescono nella scuola.

L’incontro è iniziato con alcune brevi letture fatte dagli studenti, tratte dalle Conferenze brasiliane di Franco Basaglia. È seguita una lettura di una bella poesia di Federico Tavan, Se fossi normale, che ha proiettato l’attenzione su un altro tipo di scrittura e di corpo a corpo - qui quasi gioioso - con la sofferenza psichica.

Una breve presentazione del volume da parte di Francesco Stoppa, curatore della bella iniziativa editoriale, ha aperto su un’altra dimensione del problema, sulla necessità di cambiare nel rapporto con se stessi e con gli altri, di accettare la sofferenza altrui mettendosi in gioco per alleviarla e così poter soffrire meno anche noi, nei nostri contesti di vita e di lavoro.

Ha preso poi la parola il Direttore dei Servizi di salute mentale provinciale, Fulvio Tesolin,  sviluppando il tema del rapporto fra le molte dimensioni della cura e quella specificamente farmacologica, non mancando tuttavia di sottolineare l’importanza di tutti i mezzi conoscitivi e terapeutici a nostra disposizione. Tesolin però ha anche voluto soffermarsi sull’essenzialità della dimensione soggettiva e relazionale, decisiva sempre, ma soprattutto nei casi più difficili.

Da questa dimensione dialogica e dell’incontro ha preso avvio anche la testimonianza di Arianna De Maio Simboli, a partire dalla sua esperienza di formazione, fino al racconto dei progetti in cui oggi è coinvolta professionalmente, tenendo sempre presente i contesti civili in cui si collocano le storie di cui lei stessa si sente parte.

Le domande degli studenti e dei docenti e le risposte accurate e precise dei relatori ci hanno portato al suono della campanella finale senza che ci accorgessimo del trascorrere del tempo.

La scommessa che si è voluto fare non è stata infatti quella della commemorazione, ma della trasmissione: passare il testimone ai più giovani, per un impegno civile che passa attraverso la conoscenza, ma che è possibile soprattutto dove ci si mette in rapporto e si rischia qualcosa di sé. Starà poi a ciascuno tradurre nei pensieri e nelle pratiche questo ascolto.

Si torna a casa con la sensazione che sia stato bello e importante fare scuola in questo modo.


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